Seadas



Sapete da quant'è che ho questa ricetta in archivio?? Almeno due anni! Non so perché non l'abbia mai pubblicata...

Un giorno mia suocera, sarda e cuoca bravissima,  mi fa "ma le facciamo due seadas?" Nella sua lingua due sono in decimali😅 ma va bene così. Si mangiano un paio di seadas (a testa, ovvio!😅) e le restanti si surgelano e si cuociono ancora surgelate... una gran comodità per una cena con amici da approntare all'ultimo minuto...
Se ne fanno sempre tante anche perché non si mangiano mai da soli... Ogni volta c'è un esercito di boccucce aperte in attesa della loro parte! Quando siamo in Sardegna tra figli,  nipoti e amici  si arriva tranquillamente a 20... Almeno un paio a testa ed ecco che il conto è presto fatto!!
Anche qui a Roma non le cuocio mai per meno di 4 persone.... insomma la scorta è d'obbligo.

La parte più divertente della preparazione è stata provare modi diversi di come fare le seadas: a mano libera, col coppapasta, col bicchiere... Tutti in cucina che volevano provare e "dare una mano"🤦🏻‍♀️ e dire la loro sul risultato migliore. Alla fine si sono fatte quasi tutte a mano libera con la rotellina dentellata, come mia suocera ha fatto per una vita: la tradizione vince sempre!
Forse non saranno fotogeniche, ma sono bellissime per noi che le sappiamo buonissime e conosciamo la loro storia, gli aneddoti della famiglia di mio marito legati alla loro preparazione... Da scriverci un libro... oppure ricrearle!

Ingredienti
500 gr semola rimacinata
75 gr strutto
300-400 ml circa acqua tiepida
500 gr mozzarella ben scolata
Buccia grattugiata di un'arancia bio
Prezzemolo tritato qb
1 lt olio di arachidi

Guarnizioni
Miele o zucchero semolato

Attrezzatura
Coppapasta o rotellina dentellata

Esecuzione
Notare l'assenza assoluta di zucchero sia nell'impasto che nel ripieno e l'assenza di uova e lievito. Se non fosse per lo strutto, potremmo definirlo un dolce light 😅 a parte gli scherzi, è adatto a chi soffre di intolleranze alle uova e ai lieviti e a chi non ama i dolci stucchevoli.

Nel ripieno andrebbe un tipo di formaggio che producono in Sardegna espressamente per le seadas, una sorta di caciotta non stagionata e dal sapore molto delicato. Non essendo possibile reperirlo fuori dai confini isolani, mi sono limitata ad usare una mozzarella (consiglio di mia suocera) ben scolata, tagliata a pezzettini piccolissimi o tritata e messa a scolare diverse ore in frigorifero. 
Alla mozzarella sminuzzata, ben asciutta e scolata, si unisce il prezzemolo tritato e la buccia grattugiata di un'arancia. Questo impasto per il ripieno si mette in frigorifero fino all'utilizzo.

L'impasto può essere fatto a mano, ma con un'impastatrice o una planetaria risparmierete fatica.
Impastare la farina con lo strutto. Aggiungere l'acqua poco per volta, facendo attenzione ad aggiungerne altra solo quando la precedente risulta ben assorbita. Non sono stata troppo precisa sulla quantità di acqua perché in realtà dipende da quanta ne assorbe la farina. Metterne poco alla volta significa anche regolarsi e non eccedere. Bisogna ottenere un impasto sodo e compatto come quello della pasta all'uovo. Perciò se già con 200 gr di acqua abbiamo  raggiunto il risultato desiderato, non ne metteremo altra. Parimenti se la pasta risultasse troppo dura, ne aggiungeremo un po' di più. La semola assorbe tanto l'acqua, perciò ottenere un impasto sodo dipende dal tipo di semola usata, dal grado di umidità dell'aria, dalla quantità di acqua... Regolatevi e ricordate come dev'essere la pasta all'uovo: buon metro di paragone.
Formiamo una palla e facciamo riposare, in una ciotola coperta con pellicola alimentare, a temperatura ambiente per un paio di ore (io tutta la notte).
Il riposo renderà l'impasto più elastico.

Trascorso il tempo necessario, lo lavoriamo impastandolo ancora un po'  con le mani su una spianatoia infarinata per renderlo più omogeneo. 
Poi con un mattarello o con la macchina sfogliatrice (tipo nonna papera) lo stendiamo per ottenere una sfoglia alta circa 1,5 cm (non un velo: si potrebbe rompere in cottura). Per formare i dischi usate un coppapasta (magari con i bordi dentellati) o un bicchiere (anche se verranno più piccine). In alternativa si può usare una rotella dentata, quella per la pasta all'uovo, per intenderci, andando a mano libera (come ho detto, la seada nella foto è stata realizzata così, secondo la tecnica della mia docente di cucina sarda😅). 

Su un disco spalmeremo un cucchiaino di ripieno e, dopo aver inumidito i bordi con un po' di acqua, sovrapponiamo un altro disco di pasta. Premiamo bene per farli aderire così che non esca il formaggio in frittura. 
Ovviamente la quantità di ripieno da mettere varia in proporzione alla dimensione della seada.

Versare un litro d'olio di arachidi in una pentola da frittura. Facciamo scaldare molto bene, quindi immergere le seadas. Non metterne troppe nel tegame, dobbiamo avere spazio sufficiente per girarle agevolmente.  Farle dorare su entrambi i lati girandole però il meno possibile. Scolarle bene, asciugarle e servirle calde cosparse di miele, generalmente di acacia. A me personalmente piace molto quello di castagno perché è amarognolo ma anche quelli di sulla o di corbezzolo si sposano benissimo con la seada.
Per chi non ama il miele, un'ottima alternativa è cospargere la seada di zucchero semolato. Comunque sia condita, risulterà un dessert buonissimo, semplice ma ricco di gusto. 

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